Sembra incredibile, eppure è così… quasi contro tendenza con il resto del panorama enologico italiano. Dal 1985 una sola DOC per ben 7 sottodenominazioni di Zona e 19 sottodenominazioni di Vitigno: la “Valle d’Aosta” o “Vallée d’Aoste“.
E in questo paniere, tra vini bianchi, rossi e rosati, non mancano nemmeno gli spumanti e i passiti.
La Valle d’Aosta in tutto conta circa 520 ettari di terreno vitato, una grande varietà di vitigni – tra cui l’autoctono su piede franco Prié Blanc – coltivati in situazioni climatiche diverse tra loro e di vini di qualità.
Grazie alle mani esperte dei “vignerons”, in quanto facenti parte della cultura valdostana, molti vitigni autoctoni sono stati selezionati e reimpiantati.
Eccone un elenco con breve descrizione per la vostra (e mia) soddisfazione!
È molto probabile che li incontreremo nuovamente, ma sulla tavola!
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Valle d’Aosta – Vitigni autoctoni a bacca rossa
Fumin
Vitigno valdostano rustico, viene coltivato in tutto il centro della valle
Petit Rouge
È l’autoctono a bacca rossa più diffuso e coltivato in Valle d’Aosta
Prëmetta (o Prié Rouge)
Un vero rosato naturale che deriva da un vecchio vitigno autoctono
Cornalin
Autoctono valdostano, le sue uve vengono utilizzate per la produzione di alcuni grandi rossi Valle d’Aosta DOC
Mayolet
Autoctono valdostano, è una delle riscoperte enologiche degli ultimi anni
Vien de Nus
Si narra che già Ponzio Pilato apprezzasse il vino a base di questo vitigno valdostano
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Valle d’Aosta – Vitigni autoctoni a bacca bianca
Malvoisie
Selezione locale di Pinot Grigio, è l’uva base del vino DOC Nus Malvoisie
Prié Blanc
Una delle rare varietà a piede franco, non innestate su vite americana. Si è salvato dalla fillossera grazie a particolari condizioni climatiche
Per ulteriori informazioni o approfondimenti consultate il sito della
Route des vins Vallée d’Aoste.