Vini dell’altro mondo!

Anche il corso di II livello Sommelier AIS presso la Delegazione di Firenze è giunto al termine.
Oggi si terrà l’ultimo incontro: un ripasso generale, l’autoverifica e poi via! Sotto a studiare perché dal III livello all’esame il passo è breve!
Sono ben settantaquattro le DOCG in Italia (da imparare a memoria!); trecentotrentotto le DOC (sempre che i dati in mio possesso siano esatti).
Ma quante sono le AOC francesi?
E quelle nel resto del mondo?!?
Una cosa è certa: dalla Francia in poi il “giorno dopo” è sempre stato devastante.
E non credo a causa delle troppe informazioni fagocitate in due ore.
Vini corretti, non c’è che dire, da quelli di Bordeaux al Cile; alcuni entusiasmanti, altri troppo perfetti.
Ma che mal di testa!
A livello comunitario vi è una legge che stabilisce il contenuto massimo di solfiti ammessi per categoria di vino.
Il regolamento 606/2009 ha apportato lievi riduzioni a riguardo rispetto al precedente, ma veramente lievi.
Molti infatti sono rimasti invariati.
Vini bianchi tipo Spätlese e altri (Bordeaux supérieur, Rioja, ecc.): livello massimo 300 mg/l.
Vini bianchi tipo Auslese: 350 mg/l.
Vini bianchi tipo Beerenauslese, Trockenbeerenauslese, Eiswein, Sauternes, ecc. possono addirittura arrivare fino a 400 mg/l.
Viene il mal di testa solo a leggere!

Una sola denominazione per la piccola ma capiente Valle d’Aosta

Sembra incredibile, eppure è così… quasi contro tendenza con il resto del panorama enologico italiano. Dal 1985 una sola DOC per ben 7 sottodenominazioni di Zona e 19 sottodenominazioni di Vitigno: la “Valle d’Aosta” o “Vallée d’Aoste“.
E in questo paniere, tra vini bianchi, rossi e rosati, non mancano nemmeno gli spumanti e i passiti.

La Valle d’Aosta in tutto conta circa 520 ettari di terreno vitato, una grande varietà di vitigni – tra cui l’autoctono su piede franco Prié Blanc – coltivati in situazioni climatiche diverse tra loro e di vini di qualità.
Grazie alle mani esperte dei “vignerons”, in quanto facenti parte della cultura valdostana, molti vitigni autoctoni sono stati selezionati e reimpiantati.
Eccone un elenco con breve descrizione per la vostra (e mia) soddisfazione!
È molto probabile che li incontreremo nuovamente, ma sulla tavola!

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Valle d’Aosta – Vitigni autoctoni a bacca rossa

Fumin
Vitigno valdostano rustico, viene coltivato in tutto il centro della valle
Petit Rouge

È l’autoctono a bacca rossa più diffuso e coltivato in Valle d’Aosta
Prëmetta (o Prié Rouge)

Un vero rosato naturale che deriva da un vecchio vitigno autoctono
Cornalin

Autoctono valdostano, le sue uve vengono utilizzate per la produzione di alcuni grandi rossi Valle d’Aosta DOC
Mayolet

Autoctono valdostano, è una delle riscoperte enologiche degli ultimi anni
Vien de Nus

Si narra che già Ponzio Pilato apprezzasse il vino a base di questo vitigno valdostano

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Valle d’Aosta – Vitigni autoctoni a bacca bianca

Malvoisie
Selezione locale di Pinot Grigio, è l’uva base del vino DOC Nus Malvoisie
Prié Blanc

Una delle rare varietà a piede franco, non innestate su vite americana. Si è salvato dalla fillossera grazie a particolari condizioni climatiche

Per ulteriori informazioni o approfondimenti consultate il sito della
Route des vins Vallée d’Aoste.